martedì 5 marzo 2013


Settimana confuciana                          5 marzo 2013

Il Tempio di Confucio di Taipei

Il primo tempio in onore di Confucio fu costruito dal feudatario dello stato di Lu nella capitale Qufu (Shandong) un anno o due dopo la morte di Confucio, in riconoscenza per il contributo culturale e spirituale di Confucio al suo stato. Ai tempi dell’impero (finito nel 1911) ogni città della Cina doveva avere un tempio per i riti in onore di Confucio, norma risalente nientedimeno che al 58 dopo Cristo.

Anche a Taipei c’era un tempio a Confucio, costruito nel 1876, sotto la dinastia Qing. Poi andò distrutto e nel 1930 fu costruito il tempio attuale, non grande, non ricco, semplice ma completo, secondo il normale schema architettonico usato nel tempio di Qufu. Fu costruito da privati, devoti degli ideali di Confucio e in riconoscenza per l’eredità culturale da lui lasciata. In quel periodo Taiwan era colonia del Giappone. Dopo qualche anno il governo giapponese abolì i riti a Confucio e usò il tempio per cerimonie e musiche scintoiste. Alla fine della seconda guerra mondiale Taiwan ritornò alla Cina e il tempio tornò ad essere di Confucio.

La rinascita del confucianesimo si può notare anche nel tempio. Decenni or sono vi andavo spesso e notavo quanto fosse insignificante quell’edificio, dove non si vedeva mai nessuno. C’era solo la tradizionale cerimonia – a cui partecipai anch’io un paio di volte – il giorno del compleanno di Confucio (28 settembre). Un rito che si svolgeva all’alba, anzi iniziava prima che si facesse giorno, presieduto dal sindaco di Taipei o da chi ne faceva le veci, con i ragazzi di una scolaresca della città che eseguivano la famosa danza delle penne di pavone con gli occhi semiaperti per il sonno.

Attualmente il tempio è un’attrazione turistica: ogni giorno c’è un viavai di turisti che girano guardano fotografano. All’entrata un negozio di souvenir e dovunque informazioni e segnaletica ad uso dei visitatori. Ciò che mi ha colpito particolarmente è stato il vedere in un’aula adiacente al tempio una classe numerosa di bambini che recitavano ad alta voce versi dei Dialoghi di Confucio. C’erano dei maestri a dirigerli e a frammezzare il lavoro con giochi e attività varie. Ho notato anche una locandina con i programmi delle attività: non solo la classe per i bambini, ma incontri di adulti, riunioni di associazioni, lezioni di ogni tipo, da ginnastica cinese a filosofia, da calligrafia a giardinaggio, da culinaria salutare a pedagogia.
 

 
 

L’aula principale del tempio di Confucio di Taipei.

(Foto da Wikipedia)

 

sabato 23 febbraio 2013


Settimana confuciana                          24 febbraio 2013

 

Nel mondo occidentale la famiglia è entrata in crisi. Non solo ci sono fenomeni nuovi come le cosiddette unioni di fatto di vario tipo, ma addirittura ci sono persone che auspicano l’abbandono definitivo dell’istituzione della famiglia e quindi del matrimonio come cose inutili e obsolete, se non addirittura dannose.

Dalla piattaforma della cultura confuciana, una posizione ideologica di questo genere pecca di estrema superficialità culturale. Infatti la cultura cinese ha sempre attribuito enorme importanza al li, tradotto spesso con riti. L’istituzione della famiglia, con i riti che la riguardano (vuoi il matrimonio che le norme di comportamento, responsabilità, eccetera), secondo Confucio fa parte integrante dell’esistenza umana.

Zhu Xi ha chiarito anche lui la cosa, quando ha affermato che il principio origine dei riti è il Cielo, mentre le norme pratiche rituali possono venire cambiate: in qualsiasi momento gli uomini possono cambiare i loro rituali.” Il fondamento ultimo dei riti è nientemeno che il volere del Cielo, che ha strutturato il cosmo e il genere umano in un determinato modo da lui voluto.

       Quindi anche nel caso del matrimonio e della famiglia, le norme relative possono essere esaminate, studiate, migliorate, corretti gli abusi e i difetti, ma non cancellate. Quando non esiste più l’istituzione, l’umanità si trova nel vuoto, cioè non è più umanità, si riduce al livello degli animali.

Anche Giambattista Vico (riprendendo un’idea dell’antichità classica) riteneva che la civiltà umana fosse cominciata – come dice il Foscolo - da nozze, tribunali ed are. Togliendo queste cose, la comunità umana si autodistrugge, ritorna allo stato ferino delle origini. Insomma, come implicito nei discorsi confuciani, il li (riti, istituzioni civili) è ciò che distingue l’uomo dagli animali. Senza il li gli esseri umani non sono diversi dalle bestie e non possono certo riuscire a raggiungere la felicità.

domenica 17 febbraio 2013


Settimana confuciana                            17 febbraio 2013

I giorni volano e mi trovo di nuovo all’appuntamento con il mio blog.

Uno dei detti di Confucio che sono più spesso fraintesi è questo:

Zilu domandò come si devono servire gli spiriti e le divinità. Il maestro rispose: ‘Ancora non sei capace di servire gli uomini, come puoi servire gli spiriti?’ Zilu domandò: ‘Posso chiedere cos’è la morte?’ Confucio rispose: ‘Ancora non sai cos’è la vita, come vuoi pretendere di conoscere la morte?’ (Dialoghi, XI, 12)
Siamo nel mezzo di una conversazione fra Confucio e il discepolo Zilu, che avanza due domande. Prima domanda: come si devono servire gli spiriti, cioè quale culto si deve dare agli spiriti (si intende: gli spiriti degli antenati) e alle divinità (o alla divinità: la grammatica cinese non distingue il singolare e il plurale, inoltre in questo momento non prendiamo in considerazione questo problema). La seconda domanda riguarda il problema di cosa è la morte, e cioè di cosa avviene quando uno muore, e di conseguenza, della sopravvivenza dopo la morte, e cioè il problema dell’aldilà.
All’una e all’altra domanda Confucio risponde in modo similare, e cioè a sua volta con un’altra domanda. Si tratta di una doppia domanda retorica: Come puoi pretendere di saper servire gli spiriti se non sei ancora capace di servire gli uomini? Come puoi pretendere di voler sapere cosa c’è dopo la morte se non sai ancora cosa veramente è la vita?
        Le risposte di Confucio sono profonde e provocanti. Siccome anche lui, da comune mortale, riesce a capire ben poco del soprannaturale (divinità) e dell’aldilà (la morte), non dà due risposte positive, risponde con due domande. Sono domande che a sviscerarle producono tante riflessioni. In breve si può dire che Confucio non denigra il valore della ricerca sulla divinità – e non denigra la divinità che è oggetto della ricerca – come non denigra il desiderio di sapere qualcola dell’aldilà.
        Confucio si limita a mettere uno di fronte a una priorità. L’essere umano ha dei sentimenti e dei doveri che sgorgano dalla sua natura. Prima deve ascoltare quelli, approfondirli e seguirli. Una volta che ha fatto questo, potrà permettersi di approfondire e capire – e arriverà ad approfondire e capire - qualcosa riguardo all’aldilà e alla divinità. I sentimenti e doveri riguardano l’uomo e cioè hanno a che fare con la vita normale quotidiana e i rapporti etici con genitori, fratelli, amici.

sabato 9 febbraio 2013

Settimana confuciana                                  8 febbraio 2013
Ieri mi è capitata fra le mani una foto che da vari anni non vedevo. Si tratta della foto di un monumento che si trova in Giappone, a Fukuoka, nel tempio Kinryu. È il monumento a Kaibara Ekken, un letterato confuciano di secoli fa.
Il monumento rappresenta lui seduto (evidentemente non su una sedia, ma su un tatami) con la spada di samurai accanto alle ginocchia; davanti un semplice tavolino; sul tavolino una pila di libri, l’inchiostro e il pennello per scrivere.
Kaibara Ekken o Ekiken (1630-1714) è nato a Chikuzen, nei pressi di Fukuoka (Kyushu), figlio di un medico personale del daimyo locale. A 26 anni fu mandato a Tokyo a studiare medicina, ma due anni dopo si spostò a Kyoto per studiare il confucianesimo sotto due illustri maestri (Kinoshita Jun’an e Nakamura Teisai) seguaci di ZhuXi.
Verso i trentanni si mise a propagandare le dottrine di Zhu Xi, scrivendo numerose opere di divulgazione. Fu il primo a pubblicare i classici confuciani (e anche antologie degli scritti di Zhu Xi) nella scrittura giapponese, anziché in caratteri cinesi. Fra i tanti confuciani del periodo Tokugawa Kaibara Ekken fu sicuramente uno dei più prolifici di scritti e dei più impegnati nella sua opera educativa. Seppe adattare l’etica confuciana alla psiche dei giapponesi. Lui propagava uan spiritualità di tipo confuciano e anche applicava il confucianesimo alla vita pratica della gente, scrivendo norme e consigli per i giovani, per le donne, per il cittadino. Anche in economia lui sapeva dare consigli, incoraggiando i feudatari a limitare le spese. Ricordava loro che le terre erano limitate e di conseguenza anche la produzione agricola; per cui onde il cibo potesse bastare a tutti, si dovevano evitare gli sprechi.
Kaibara Ekken nei suoi scritti lasciava un po’ da parte le preoccupazioni metafisiche e cosmologiche della filosofia di Zhu Xi e puntava invece sugli insegnamenti etici e psicologici di vita pratica. Era quindi un confuciano particolarmente interessato al cosiddetto practical learning (jitsugaku). Okata Takehiko, un confuciano dei nostri tempi, morto pochi anni or sono, così definiva il lavoro compiuto da Kaibara Ekken: “La gamma di interessi del jitsugaku di Kaibara Ekken era davvero strabiliante; comprendeva un po’ tutto, dalla pratica dell’etica alle buone maniere, alle istituzioni, linguistica, medicina, botanica, zoologia, agricoltura, produzione industriale, tassonomia, igiene alimentare, giurisprudenza, matematica, musica e tattica militare.”
Ekken è rimasto famoso specialmente per i suoi manuali di condotta, che traducevano l’etica confuciana nella vita pratica quotidiana dei giapponesi, come i Precetti sulle usanze giapponesi per i bambini (Wazokudōjikun), Precetti per i samurai (Bukun), Precetti sulla Vita Famigliare (Kadōkun), Grande Sapere per le Donne (Onna daigaku), Precetti per la vita quotidiana in Giappone (Yamato zokkun). Quest’ultimo libro è un trattato eticoreligioso che discute il metodo di disciplina morale e spirituale necessario per la pratica della coltivazione morale (cioè il learning of the mind-heart, in giapponese shingaku). L’incipit di questo libro suona così: “I saggi hanno insegnato nel Libro dei Documenti che il cielo e la terra sono i genitori di tutte le cose e che gli esseri umani sono lo spirito dell’universo...Gli esseri umani ricevono l’energia vitale più pura e per questo superano tutte le altre creature...Essi ricevono una natura che consiste in cinque virtù (benevolenza, rettitudine, deferenza, saggezza e lealtà), per cui la loro mente-cuore è la mente-cuore del cielo e della terra....Il cielo e la terra danno la vita e il nutrimento a tutte le cose, la profonda compassione con cui trattano gli esseri umani è diversa dagli uccelli e dagli animali, alberi e piante. Quindi gli esseri umani sono fra tutte le cose i figli dell’universo. Per questo gli esseri umani hanno il cielo e la terra come loro madre e ricevono la loro grande bontà. Per questo la Via dell’uomo è di servire sempre il cielo e la terra.”
Una bella presentazione in inglese di questa grande figura di confuciano si trova in:
Mary Evelyin Tucker, Moral and Spiritual Cultivation in Japanese neo-Confucianism: the Life and Thought of Kaibara Ekken (1630-1714), State University of New York Press, 1989.
 
 

martedì 29 gennaio 2013


Settimana Confuciana                            29 gennaio 2013

Tra una cosa e l’altra, due settimane sono passate senza scrivere niente nel blog. Oggi ritorno su una questione di nomi, in cui mi sono imbattuto anche ieri in un simposio di amici, tutti laureati di lettere e insegnanti di cinese nei licei di Taiwan.
Si tratta del nome confucianesimo. Questo nome non esiste in cinese, in quanto i letterati seguaci di Confucio sono da sempre chiamati rujia, che significa la scuola dei letterati. Confucio era anche lui un ru. Ci sono diverse teorie sull’origine e significato di questo appellativo ru. Da ormai più di venti secoli comunque l’appellativo indica i seguaci di Confucio, in bene e in male. Qualcuno infatti ha scritto degli articoli distinguendo vari tipi di ru, da quelli di animo nobile, che fanno onore a Confucio e alla Cina (e anche al Giappone, Corea, Vietnam), a quelli di bassa lega, che lungo i secoli hanno strumentalizzato le dottrine confuciane, hanno sfruttato il nome di Confucio per i loro interessi.
A parte questo, il movimento filosofico affermatosi durante la dinastia Song del nord, è noto fra i cinesi con il nome di lixue, mentre nei libri di storia della filosofia cinese scritti in lingue occidentali ha assunto il nome di neoconfucianesimo. A loro volta i giapponesi hanno tradotto questo nome con i caratteri che in cinese si leggono xin rujia. Il che ha creato un po’ di confusione terminologica, in quanto i nuovi confuciani odierni si chiamano anche loro xin rujia.
Per nuovi confuciani odierni s’intende il movimento filosofico sviluppatosi in Cina da circa un secolo a questa parte, da quando nel 1921 Liang Shuming osò scrivere un libro di filosofia comparata sulle tre principali filosofie del mondo (occidentale, cinese e indiana), libro che fece epoca e che avviò un discorso in controtendenza, cioè che andava contro la tendenza generale di allora di squalificare il confucianesimo in quanto responsabile per l’arretratezza della Cina.
Il nome preciso, o meglio completo, di questo movimento è nuovo confucianesimo contemporaneo (dangdai xin rujia). Infine negli ultimi due decenni, in seguito al ritorno alla ribalta in Cina degli studi confuciani, è nata una nuova distinzione terminologica di questo genere:
Xiandai xin ruxue (nuovo sapere confuciano odierno): quegli studiosi che in Cina si occupano di studiare il confucianesimo (storia, classici, pensiero, eccetera).
Dangdai xin rujia (nuovo confucianesimo contemporaneo): quegli studiosi che in Cina (o altrove) studiano sì il confucianesimo, ma soprattutto lo considerano la dottrina che ispira la loro vita e vi aderiscono nel loro pensiero. Con questo s’intende i vari filosofi di un recente passato ormai molto noti, come Tang Junyi o Mou Zongsan, e i loro numerosi discepoli, sparsi ormai un po’ dovunque nel mondo, Cina compresa.

mercoledì 16 gennaio 2013

La Settimana Confuciana

Sono alle prese con un aneddoto, meglio dire una parabola, che si trova nel libro di Mencio: “C’era un tale, che abitava nel regno di Song, che dispiaciuto nel vedere che il suo grano cresceva adagio, un giorno si recò nel campo e si mise a tirare i germogli perché crescessero più in fretta. Una volta tirate tutte le pianticine, se ne tornò a casa, ignaro di quello che aveva fatto. In casa commentò: “Stasera sono proprio stanco! Ho aiutato tutte le pianticine di grano a crescere in fretta!” Suo figlio corse nel campo a vedere e trovò che le piante erano tutte avvizzite.” (2 A, 2)

L’interpretazione di questa simpatica parabola è controversa. Infatti esiste un’interpretazione tradizionale secondo cui nella propria vita, e in particolare in riferimento alla propria coltivazione interiore, non bisogna forzare le cose. Uno potrebbe recar danno al proprio sviluppo morale se vuole fare il passo più lungo della gamba, in altri termini, se cerca di compiere azioni grandiose di santità quando non è ancora psicologicamente tranquillo e maturo per tali imprese.

Tale interpretazione cozza con il tenore degli insegnamenti di Mencio, dove l’impegno per la coltivazione morale non è mai considerato eccessivo, e soprattutto non è mai da procrastinare. Ragion per cui diversi esegeti si sono almanaccati per trovare altre interpretazioni.

Il vero significato si dovrebbe cercare nelle frasi che precedono e seguono questa parabola. Con molta probabilità le parole di Mencio sono dirette al rapporto fra la volontà del singolo e la sua energia vitale, il famoso qi, che è l’energia che mette in moto il corpo e cioè quindi compie le azioni. O meglio, il corpo compie le azioni in forza di questa energia vitale, la quale a sua volta è guidata dalla volontà dell’individuo.
Riferirò le mie conclusioni quando avrò capito che cosa veramente voleva dire Mencio.

 

domenica 6 gennaio 2013


LA SETTIMANA CONFUCIANA 

        I giorni volano e siamo nel 2013. Il libro sul Primo principio della filosofia confuciana sta procedendo da più di tre anni. Ho modificato il piano di lavoro. Prevedevo tre parti: Fondamenti – Sviluppi – Dimensioni. Dato che tale piano avrebbe richiesto troppi anni, l’ho ridotto a due: Fondamenti e Dimensioni. Ancora si tratta di un programma di lavoro forse troppo impegnativo, per cui sto pensando se modificarlo ancora. Il lavoro fatto è già parecchio: ho scritto circa 300 pagine. Spero di finire presto, se riesco a sbloccare certi punti morti...

        Il primo principio di cui intendo parlare è quello di Mencio: Ogni essere umano ha un cuore che non sopporta di vedere altri esseri umani (e anche animali) soffrire. Mencio ha individuato un sentimento che funge – nel sistema filosofico confuciano – appunto da primo principio, da cui si sviluppano le varie dottrine, ad esempio quella etica, politica, pedagogica, ecologica e così via. Il principio suddetto è quindi anche un fondamento all’etica confuciana, e lo è stato per oltre due millenni nel mondo estremorientale (non solo Cina, ma anche Corea, Giappone e Vietnam).

lunedì 31 dicembre 2012

LA SETTIMANA CONFUCIANA

Tre anni fa ho aperto questo blog. Purtroppo la mia poca dimestichezza con le moderne tecnologie informatiche insieme agli impegni scolastici e di vario genere mi hanno trattenuto dallo scrivere oltre, fino al punto da dimenticare come si fa ad apporre nuovi materiali nel blog.
Da oggi tento un riavvio, iniziando una specie di diario, che spero di riuscire a fare settimanale, intitolato La settimana confuciana. In esso scriverò riflessioni del momento o notizie di attualità riguardanti il confucianesimo in tutti i suoi aspetti.
Si sa che il confucianesimo è anche una religione. Molti sarebbero contrari a definirlo una religione, ma le ragioni di questo diniego sono complesse e da studiare singolarmente. Infatti riveleranno tante cose sull’identità di chi nega. Un conto è se la negazione proviene da un orientale o da un europeo, da un cinese colto o da un missionario. Non mi dilungo qui su queste cose.
Qui voglio solo far notare che – come già altri studiosi di religioni cinesi come Lagerway o Gossaert; non sono io l’unico a pensarlo – la cosiddetta religione popolare cinese può giustamente venire vista come il volto religioso del confucianesimo. La religione popolare cinese è il lato visibile del confucianesimo. Il centro della religione confuciana era (ed è) il culto al Cielo, agli antenati e agli eroi-benefattori dell’umanità.
Le pratiche religiose popolari nel cattolicesimo sono controllate e regolamentate dall’autorità ecclesiastica. Le pratiche religiose della religione popolare cinese non sono controllate da nessuno e sono un gran miscuglio di elementi buddisti e daoisti.
Si usa dire che il confucianesimo non è una religione perchè non ha un minimo di organizzazione. Effettivamente da un secolo a questa parte il confucianesimo è caduto in una crisi da cui si sta gradatamente sollevando.
Nei tempi passati il confucianesimo – compresa quindi anche la religione popolare – era governato dalla corte imperiale. L’imperatore era il gran sacerdote che in certi giorni dell’anno prestava culto solenne al Cielo a nome di tutta la nazione.
Si può dire che l’organizzazione del confucianesimo coincideva con l’organizzazione statale. Non c’era un problema di rapporti fra stato e chiesa. Si può prevedere che col tempo il governo cinese provvederà a riprendere in mano questo ruolo tradizionale.
I cosiddetti Centri Confucio che il governo cinese è andato stabilendo ovunque nel mondo sono un segno premonitore del futuro.
Taipei, 31 dicembre 2012

giovedì 22 aprile 2010

IL PRIMO PRINCIPIO DELLA FILOSOFIA CONFUCIANA

IL PRIMO PRINCIPIO DELLA FILOSOFIA CONFUCIANA

Prefazione

Si diceva un tempo che la Cina non aveva (non ha, non ha mai avuto) una filosofia. Erano i tempi quando la filosofia europea viveva ancora all’ombra di Kant e Hegel, salvo che uno non fosse ancorato ad Aristotele o Platone, o Tommaso d’Aquino...
Oggi le cose sono cambiate. Il mondo è più vasto dei confini dell’Europa. Ormai ben pochi osano dire che la Cina non ha una filosofia. D’altra parte, basta guardare l’etimologia. Filosofia significa ‘amore della sapienza’. Forse che i cinesi non hanno mai avuto amore per la sapienza? Con tutti i libri che hanno scritto e studiato da circa tre millenni in qua...
Non è facile capire i cinesi, e tanto meno i confuciani! I confuciani ci tengono a dire che la loro tradizione filosofica è l’alveo maestro, il nucleo principale della cultura cinese. Non è il caso di entrare ora nelle diatribe fra confuciani e daoisti (i quali invece dicono che il daoismo è la dottrina principale della Cina) o buddisti (che dicono che la Cina è buddista). In base al dato di fatto che da sempre il ceto dirigente della cultura (e della politica) cinese è stato confuciano (e lo sta ridiventando pure ai nostri giorni, dopo un secolo di sbandamenti), ritengo che, per capire i cinesi (ma anche i coreani, i giapponesi e i vietnamiti), sia molto importante capire la filosofia confuciana.
Può aiutare allora questo piccolo saggio, che cerca di illustrare il punto cruciale, il primo principio, di una tradizione filosofica, che non è un relitto del passato, ma è quanto mai viva anche adesso - sia pure un po’ in sordina, a causa di certi sviluppi storici da circa un secolo a questa parte - nella società cinese, come anche nella società giapponese, coreana e vietnamita.
Chi si accosta al mondo filosofico cinese (anzi, estremorientale), e in modo speciale a quello confuciano, fa presto ad accorgersi che l’argomento che ha attirato in modo speciale la loro attenzione è stato quello della coltivazione morale, argomento che a sua volta trova il suo fondamento in una teoria della natura umana. Tale teoria era poi una trama di concetti che faceva capo ad un principio, quello appunto che cercheremo di mettere a fuoco in questo libro.
Ben presto apparirà evidente un tratto che diversifica la tradizione filosofica cinese dalla nostra occidentale. Intendo alludere alla preoccupazione primaria, nella Grecia classica e in genere nella storia dell’Occidente, per l’aspetto epistemologico: il conosci te stesso di Socrate, cioè riuscire a conoscere che cosa sia il bene e anzitutto verificare se è conoscibile. Nella tradizione confuciana invece la preoccupazione primaria è per l’aspetto deontologico: come realizzare sé stesso, che cosa ‘deve’ (o ‘dovrebbe’) fare l’uomo per realizzare la propria natura umana donatagli dal Cielo.
Dato che navighiamo nel campo filosofico, c’è da aspettarsi che la parola dominante dovrebbe essere la mente, il pensiero, il logos, il raziocinio. La tradizione confuciana invece ha come parola chiave il termine xin, che a volte viene tradotto con ‘mente’, ma che di per sé vuol dire cuore, e che in ogni caso comprende tutte le facoltà conoscitive - sia razionali che affettive (emozioni) - e volitive. Per questo negli ambienti americani, dove studiare il confucianesimo è diventato di moda, in tempi recenti è entrato nell’uso comune il termine mind-heart (mente-cuore). Nelle prossime pagine io talvolta parlerò di ‘mente’; ma più spesso tradurrò xin con ‘cuore’, proprio per tenere il lettore cosciente di questa complessità lessicografica, che a sua volta riflette la differenza fondamentale d’orientamento appena descritta.
Questo libro non è un manuale di filosofia. È stato concepito sullo stile di una conversazione familiare, o meglio come una serie di brevi conversazioni su una tazza di té. Per questo motivo ogni capitolo consta in genere di due o tre paginette, e il libro si presenta libero dall’usuale fardello di un libro di studio (note, disquisizioni, eccetera). Inizio illustrando dapprima il principio filosofico in questione (“la natura umana è buona”) e alcuni approfondimenti sui quattro germogli costitutivi della natura umana secondo la filosofia confuciana; poi passo a raccontare alcuni fra i più rilevanti sviluppi storici relativi a detto principio; infine accenno a svariate dimensioni del discorso confuciano (dimensione politica, economica, ecologica, mistica, commerciale), che in fin dei conti hanno sempre la loro ultima radice nel primo principio.
Alla fin fine, in questo modo si vengono a toccare numerosi punti importanti del discorso filosofico confuciano, nella speranza di poter così lasciare un’impressione, “dare un’idea” della sostanza principale della filosofia confuciana. Se uno afferra i capisaldi di questa sostanza, per riflesso viene anche a penetrare nel mondo di pensiero estremorientale, dato che il confucianesimo è presente in Estremo Oriente da oltre due millenni, e con il buddismo e daoismo ha avuto frequenti rapporti, a volte magari di antagonismo, ma indubbiamente sempre di notevole influenza reciproca.

martedì 20 aprile 2010

BENVENUTO / WELCOME

Caro amico,
ti dò il benvenuto a questo sito di scambi di informazioni sul confucianesimo, aperto dal sottoscritto in Taipei, Taiwan, dove abito da oltre quarantanni!
Ho iniziato questo blog già da diverso tempo; ma l’informatica non è il mio forte! Prego quindi di avere un po’ di pazienza, e magari anche di suggerire come migliorare questo sito.
Al momento, di mio qui puoi trovare alcuni documenti relativi ai miei progetti attuali, e cioè la prefazione di un libro che ho appena terminato di scrivere, lo schema di una storia del confucianesimo (in inglese), una terminologia ragionata del confucianesimo (in italiano), alcuni articoli in inglese, e una specie di diario-notiziario confuciano più o meno settimanale.
In particolare, sei benvenuto a consultare la terminologia ragionata! Spero ti sia di aiuto nell’affrontare i tanti problemi che si incontrano studiando il confucianesimo. Sta poi a te suggerire aggiunte e correzioni, in modo da creare gradualmente uno strumento veramente valido per lo studio del confucianesimo.
 
Umberto Bresciani
Taipei, Taiwan
6 giugno 2013

domenica 2 agosto 2009

TERMINOLOGIA RAGIONATA DEL CONFUCIANESIMO

TERMINOLOGIA RAGIONATA DEL CONFUCIANESIMO


Alfabeto/Pinyin


Ba 霸
Tiranno, contrario di wang (re).

Ben本
Radice, sostanza (contrapposto a mo 末)

Benxin本心
Mente originale (innata), contrapposta a xixin習心 (mente abituale).

Cai Renhou蔡仁厚
Nuovo confuciano della terza generazione. (1930-)

Chan 禪
Buddismo Zen.

Chan xue禪學
Le dottrine del buddismo Zen.

Chan zong禪宗
La Scuola del Buddismo Zen.

Cheng 誠
Sincero, sincerità. Nel Zhongyong è la perfetta virtù. I neoconfuciani (specialmente Wang Yangming e Liu Zongzhou) ne svilupparono la dimensione metafisica.

Cheng Zhongying成中英
(Cheng Chung-Ying) Filosofo nuovo confuciano della terza generazione (1935-)

Chunqiu 春秋
Primavere e Autunni, uno dei 5 Classici, attribuito a Confucio.

Cielo 天 (Tian)
Sinonimo di Shangdi上帝(nei 5 Classici); l’essere supremo (nei Dialoghi di Confucio); in seguito, il fato, la verità ultima, la pienezza del bene, il Dao, ecc.

A volte usato in coppia con Terra 地 (yin/yang).

Cinque Classici 五經
I 5 classici (o scritture) confuciani, e cioè: Libro dei Documenti, Libro delle Odi, Libro dei Mutamenti, Libro dei Riti, Primavere e Autunni.

Cinque relazioni五倫 (wulun)
I fondamenti dell’etica confuciana, e sono: sovrano-suddito, padre/figlio, fratello maggiore/ minore, marito/moglie, amico/amico.

Comunità fiduciaria
La società ideale del confucianesimo, come descritta da Du Weiming, fondata sulla fiducia reciproca, e in ultima analisi sulla natura umana buona di Mencio.

Consciousness-only School (weishi zong) 唯識宗
V. pancoscienza.

Coscienza liangzhi 良知
In Mencio (7A:15): capacità innata nell’uomo di conoscere il bene. Per Mencio è insita nella natura umana. Per Wang Yangming, si identifica con il cuore心 e lo sviluppo perfetto di liangzhi significa la saggezza. Per Wang ha anche una dimensione metafisica, come di essere-in-sé-stesso, e si identifica con il taixu 太虛 (Grande Vuoto), che per lui significa l’Assoluto espresso in termini negativi.

Cuore (xin)
Facoltà di conoscere e volere nell’uomo.

Dacheng fuojiao大乘佛教
Buddismo Mahayana

Daquan 大全
In Feng Youlan, la totalità dei principi presa nel suo insieme.

Dao: (道)
Via. Ha il significato esteso di “ragione.” Nell’uso filosofico, a volte è contrapposto a Qi 器 (lett.“utensile”), cioè l’oggetto concreto. In questo senso rappresenta il metafisico contrapposto al fisico, l’astratto contrapposto al concreto. Nella filosofia daoista indica l’ultima realtà (innominabile ed ineffabile). Nel buddismo indica il significato della vita, l’ultima realtà (la buddità). Nel confucianesimo indica la condotta della vita, specialmente l'osservanza morale delle cinque relazioni. Può indicare anche il significato della vita o l’ultima realtà.

Daoti: (道體)
Letteralmente, il corpo del dao. Sinonimo di dao, di sostanza (o sostanza originale), di mente (o mente originale), di io morale (o io trascendentale), di natura (cioè natura umana, l’essenza dell’essere umano).

Daotong: (道統)
‘Tradizione Ortodossa’ ovvero ‘Linea ortodossa di trasmissione del Dao’: idea sostenuta da Zhu Xi, e tuttora comune fra i nuovi confuciani. Si riferisce alla conoscenza dell’Assoluto trasmessa da Confucio a Mencio, poi ai Fratelli Cheng (Cheng Brothers) e a Zhu Xi, e così via, fino ai nuovi confuciani di oggi.

Dao wenxue: (道問學)
“Seguire la via della ricerca e dello studio.” Si riferisce alla preoccupazione primaria della Scuola del Principio, contrapposta a zun dexing (尊德性onorare la natura morale), la preoccupazione primaria della Scuola della Mente. Ambedue le espressioni provengono dal Zhongyong (Dottrina del Giusto Mezzo), cap. 27.

Daoxin: (道心)
L’io morale, contrapposto a renxin (cuore umano mescolato alle passioni). Cfr. anche daoti.

Daoxue: (道學)
Altro nome del neoconfucianesimo Song, sinonimo di lixue.

Daxue 大學
Il Great Learning, uno dei Quattro Libri.

De 德
Virtù

Dexing 德性
Virtù

Dezhi: (德治)
Governo della virtù, l’ideale confuciano tradizionale in politica.

Dunwu 頓悟
Illuminazione improvvisa

Du Weiming 杜維明
Nuovo confuciano della terza generazione (1940-).

Duxing: (篤行)
Onestà nel comportamento.

Energia (o Forza) Materiale 氣qi
A volte tradotto come respiro, etere, forza vitale, il termine proviene dal Libro dei mutamenti. Zhu Xi lo considera il principio concreto, materiale, differenziante delle cose, quello che insieme al principio (li) costituisce tutti gli esseri, quello che dà vita alle cose. E come li (principio) viene da Zhu Xi attribuito alla natura umana e ne spiega la bontà originale, così anche qi (l’energia materiale) viene attribuito alla mente-cuore (xin) e indica piuttosto la sua natura fisica e la sua associazione con le emozioni. Per Wang Yangming, li e qi rappresentano non due principi distinti, ma le manifestazioni razionali e morali (li) contrapposte a quelle irrazionali e vegetative (qi) della medesima natura umana.

Fang Dongmei
Nuovo confuciano della prima generazione (1899-1977).

Feng Youlan 馮友蘭
Nuovo confuciano della prima generazione (1895-1990).

Fenshu 分殊
Varie manifestazioni.

Fratelli Cheng 二程
Cheng Hao e Cheng Yi, due fratelli filosofi neoconfuciani, importanti perchè a lor, specialmente a Cheng Yi, si è ispirato Zhu Xi.

Funzione: (yong 用)
Cf. Sostanza e Funzione.

Fuxing shuyuan: (復性書院)
“Accademia per Riscoprire la Natura”, fondata da Ma Yifu a Leshan, Sichuan (1939).

Ganqing 感情
Sentimenti (cf. qing)

Generare incessante:生生不已(sheng sheng bu yi), opp.生生不息(sheng sheng bu xi)
Concetto cosmologico proveniente dal Libro dei mutamenti. Esprime l’idea che il mondo è un immenso processo di continua attività creatrice. È una nota dominante della visione cinese (specialmente confuciana) del mondo. Fang Dongmei la chiama creatività creativa (creative creativity).

Gongfu: 工夫
Abilità raggiunta grazie a sforzo e pratica. Nel neoconfucianesimo è un termine tecnico indicante lo sforzo per far emergere la propria natura autentica; comprende la meditazione jingzuo 靜坐 (quiet- sitting), lo studio dei Classici e l’esame di coscienza. Per Wang Yangming, gongfu è semplicemente lo sforzo di essere attento e vigilare di continuo su sé stesso, e cioè di estendere la coscienza liangzhi.

Guocui pai 國粹派
Scuola dell’Essenza Nazionale: movimento intellettuale della prima metà del sec. XX.

Guoxiang (253-312)郭象
Filosofo, autore di un famoso commentario a Zhuangzi.

Guoxue: (國學)
La cultura nazionale, studi cinesi.

Han Learning 漢學
Cf. Scuola dello Han Learning.

Hanyang: (涵養)
Controllo di sé. Nel vocabolario neoconfuciano solitamente abbinato con gongfu (q.v.).

He和
Armonia. Nel linguaggio neoconfuciano indica lo stato di equilibrio dopo che i sentimenti sono attivati nel giusto grado.

Hehe xue: (和合學)
Cultura dell’armonia (learning of harmony), ora largamente diffusa in Cina.

He Lin 賀麟
Nuovo confuciano della prima generazione (1902-1992).

Intuizione: (zhijue 直覺)
Per i nuovi confuciani, un tipo di conoscenza completamente sui generis, addirittura di un’esperienza allo stesso tempo epistemologica ed ontologica. Si tratta di conoscenza della sostanza: via trascendentale alla conoscenza, perché la sostanza è trascendentale. Quindi l’intuizione di cui parlano i nuovi confuciani è una facoltà trascendentale; non ha nulla a che fare con le normali facoltà conoscitive dell’uomo. È l’autocoscienza dell’io morale, detto anche io trascendentale. Mou Zongsan la chiama zhi de zhijue (智的直覺), letteralmente: “Intuizione della sapienza”), e la usa per tradurre l’intuizione trascendentale o intuizione ontologica di Kant.

Io morale: 倫理自我(daoxin 道心)
Letteralmente, la “mente (cuore) del dao.” Nelle due principali scuole neoconfuciane, ma specialmente nella Scuola del Principio (Zhu Xi), esso indica la sacra eredità di dottrina trasmessa dai saggi. Come tale, è contrapposto a renxin 人心 (letteralmente, la “mente dell’uomo” o “mente umana”, dove “umana” connota debolezza e fallibilità). Quest’uso allude ad un passo del capitolo “Consiglio del Grande Yu” nel Libro dei documenti. Cheng Yi spiega renxin come la mente-cuore influenzata da renyu 人欲 (passioni umane, ovvero desideri egoistici) e daoxin come la mente-cuore che è ricolma del principio celeste (tianli 天理). Zhu Xi spiega renxin come la mente-cuore dell’uomo, considerata come la sede della conoscenza, composta di sangue e di energia materiale (qi), e daoxin come la stessa mente-cuore, considerata come la fonte del discernimento morale. Wang Yangming considera renxin come la mente-cuore contaminata dalle passioni e quindi incline all’errore, e daoxin come la mente-cuore allo stato puro, senza passioni o desideri egoistici e che s’identifica con la coscienza (liangzhi). I nuovi confuciani hanno ereditato, e solitamente usano, quest’ultimo significato.

Io Trascendente
cfr. io morale.

Jin si lu: (近思錄)
Famosa antologia di testi neoconfuciani compilata da Zhu Xi.

Jing: (敬)
Lett. rispetto. È stato tradotto da Zhang Junmai con vigilanza (attentiveness) e concentrazione; da A. C. Graham con padronanza di sé (composure), da Chu Chai con prudenza. Chen Rongjie ritiene che rispetto (in inglese reverence) sia adatto per tradurre questo termine per quanto si riferisce al confucianesimo antico, mentre per il neoconfucianesimo ritiene più adatto tradurlo con serietà (seriousness).

Jingjie 境界
Sfera intellettuale-spirituale.

Jingshen jingjie: (精神境界)
Le “sfere spirituali” nel sistema filosofico di Feng Youlan.

Jingtu: (淨土)
La Terra Pura (Pure Land) del buddismo.

Jujing: (居敬)
Perseverare nel rispetto (dwell in reverence).

Junzi 君子
Gentiluomo, l’ideale confuciano di essere umano.

Kongjiao 孔教
Gli insegnamenti di Confucio.

Kuang chan: (狂禪)
Lett. Zen pazzo. Speculazione filosofica di tipo Zen spinta fino alle forme più bizzarre ed esagerate.

Kun (坤)
Morbido, passivo, terra. Cf. Qian.

li: (理)
Cf. Principio.

Li: (禮)
Cf. Riti.

Liang Shuming梁漱溟
Nuovo confuciano della prima generazione (1893-1988).

Lijiao 禮教
Coltivazione del carattere per mezzo dei riti (Li).

Li yi fen shu理一分殊
Il principio è uno, le sue manifestazioni sono molte.

Li yi lian chi: (禮義廉恥)
Le quattro virtù basilari (neoconfuciane) di decoro, onestà, integrità, senso del pudore.

Liu Shuxian 劉述先
Nuovo confuciano della terza generazione (1934 - ).

Lixing 理性
Ragione

Lixue: (理學)
La scienza del li (principio). Cf. Scuola del principio.

Lizhi 理智
Intelletto

Luanshi: (亂士)
Le figure disordinate, secondo la divisione dei personaggi della storia in due categorie fatta da Wang Chuanshan. (cfr. zhenshi).

Lunyu 論語
Dialoghi (di Confucio), uno dei Quattro Libri (si shu)

Lu-Wang: (陸王)
Cf. Scuola della Mente.

Ma Yifu
Nuovo confuciano della prima generazione (1883-1967).

Mente: (xin 心
Lett. cuore), spesso tradotto anche come mente-cuore (in inglese mind-and-heart oppure mind-heart). In generale, nell’uso filosofico cinese questo termine indica il principio del pensare e del sentire. Mencio considera xin il principio d’ogni attività umana. Per Zhu Xi essa (la mente xin) è composta di li e qi ed è inferiore a xing (natura) in importanza.

Mianren shuyuan: (勉仁書院)
Accademia che Esorta alla Benevolenza, fondata da Liang Shuming a Chongqing, Sichuan (1940).

Minben: (民本)
Lo spirito o principio democratico (l’idea che il potere risiede nel popolo), premessa essenziale alla creazione di un regime democratico (minzhu 民主).

Ming: (命)
Destino, fato. La visione confuciana del destino è che “l’uomo deve fare il massimo che può nel suo impegno morale e poi lasciare al fato tutto quanto è al di fuori del suo controllo. Questa visione ammette apertamente che ci sono cose che stanno al di fuori del nostro controllo, ma che non v’è ragione di allentare il proprio impegno morale. La tendenza è decisamente di moralismo e umanesimo insieme. La teoria confuciana rappresenta la convinzione dei cinesi educati in generale.” (Chan, 79).

Ming Mingde 明明德
Manifestazione della chiara virtù.

Minzu wenhua shuyuan民族文化書院
Accademia per la Cultura Nazionale, fondata da Zhang Junmai a Dali, Yunnan (1940).

Mo 末
Rami (contrapposto a ben本 radice), un po' simile ad accidenti (nel binomio sostanza-accidenti).

Mou Zongsan牟宗三
Nuovo confuciano della seconda generazione (1909-1995).

Natura: (xing 性)
La natura umana, buona o cattiva o neutra secondo le varie teorie.

Zhu Xi vede xing come la fonte e principio della bontà morale ed ontologica dell’uomo e delle cose, e come ciò che è ripieno di li (principio), mentre egli considera xin (la mente) come contenente sia li che qi e quindi moralmente ambivalente. La Scuola del Principio usa spesso la distinzione fra tianxing 天性(natura avuta in dotazione dal cielo), ovvero benran zhixing 本然之心(natura in quanto tale), e qizhi 氣質 ovvero qizhi zhixing 氣質之性 (natura fisica).

Neisheng 內聖
Saggio all’interno. Cf. Re all’esterno.

Pancoscienza (Scuola della)

唯識宗(weishi zong)
(Consciousness-only School) Scuola di pensiero buddista, in Occidente nota anche come buddismo Vijñana (Vairocānā), e che si può forse convenientemente esprimere in italiano con il termine “pancoscienza.

Principio: (li 理)
Per Zhu Xi è l’essere, la realtà, il principio di organizzazione, ciò che è pieno di verità e di bontà, il principio trascendente e normativo dell’azione morale, di solito contrapposto all’energia materiale (qi), pur essendo da lei inseparabile. E come li (principio) viene attribuito alla natura umana e ne spiega la bontà originale, così anche qi (l’energia materiale) viene attribuita alla mente-cuore (xin) e indica piuttosto la sua natura fisica e la sua associazione con le emozioni. Lu Xiangshan e Wang Yangming considerano li come essere e bontà, con l’accento forse più sulla bontà. E dato che essi considerano la mente-cuore (xin) come in qualche modo un tutt’uno con la natura (xing), essi considerano anche xin come pieno di li ovvero di bontà. In questo modo le loro vedute divergono da Zhu Xi.

Pi 辟
Aprirsi, uno dei due movimenti del divenire cosmico. (opposto di Xi)

Qi: (器)
Cosa concreta (letteralmente: utensile, arnese), termine usato in contrapposizione a dao (q. v.).

Qi: (氣)
Cf. energia materiale.

Qian: (乾)
Duro, attivo, cielo. Uno dei due esagrammi primordiali (yin-yang) nel Libro dei mutamenti. L’altro è kun坤.

Qian Mu 錢穆
Storico. Nuovo confuciano della prima generazione (1895-1990).

Qing: (情)
Le passioni (sentimenti, emozioni), nel linguaggio neoconfuciano spesso sinonimi di renyu (concupiscenza umana).

Qinggan 情感
Cf. Qing

Quattro Libri 四書
Dialoghi (di Confucio), Mencio, Daxue, Zhongyong.

Re all’esterno: (wai-wang 外王)
Indica la sfera dei doveri morali esterni (sociali e politici), distinta dalla sfera del saggio all’interno (q. v.), ma sgorgante da questa.

Ren 人
Essere umano, persona.

Ren: (仁)
Lett. benevolenza, umanità, gentilezza, bontà, amore. Originariamente (per Confucio e per Mencio) era il nome di una virtù morale, la virtù fondamentale e tipica che rende l’essere umano veramente umano. Nel neoconfucianesimo assunse una dimensione o connotazione metafisica e insieme cosmica, di datore della vita: quel potere o virtù misteriosa grazie a cui l’essere umano diviene un tutt’uno con il Cielo e la Terra e tutte le cose, e partecipa al processo creativo dell’universo. Wang Yangming identifica ren con il benti (sostanza originale) del xin (della mente) 心之本體, e cioé con la mente-in-sé, l’Assoluto.

Renai 仁愛
Cf. Ren.

Rendao 人道
Il dao dell’uomo.

Renti 仁體
Natura buona, sostanza del ren.

Renxue: (仁學)
“Cultura (o dottrina) del ren”, nome della teoria filosofica – e titolo dell’opera principale – di Tan Sitong.

Renyu: (人欲
Concupiscenza, che sussiste nel cuore umano, in conflitto con il principio celeste (Tianli).

Riti: (Li) (禮)
Termine molto importante nel sistema di pensiero confuciano. Comprende sia le norme dell’etichetta che le norme di condotta morale, come pure le leggi civili e le usanze tradizionali, e perfino dei valori interiori più alti, fino ad arrivare alla legge naturale.

Rixin 日新
Rinnovamento quotidiano. (dal Daxue)

Rujiao zhongguo: (儒教中國)
La Cina dominata dalla religione confuciana. Un appellativo coniato da Du Weiming per indicare la combinazione di regime imperiale e religione confuciana, tipica di gran parte della storia cinese.

Saggio all’interno: (nei-sheng 內聖)
Indica il traguardo della coltivazione morale, che è il pieno sviluppo della bontà innata di una persona. Questa interiore santità morale a sua volta si manifesta all’esterno nel compimento dei propri doveri sociali e politici (re all’esterno).

San Gang 三綱
Cf. Tre Legami.

Sanji 三祭
Cf. Tre sacrifici.

San min zhuyi: (三民主義)
Cf. Tre principi.

Scuola della Mente: (xin xue 心學)
(o della Mente-Cuore) È l’altra delle due scuole principali del pensiero neoconfuciano, il confucianesimo delle dinastie Song e Ming (Cf. Scuola del Principio). Fondatore: Lu Xiangshan (1139-1193); esponente principale: Wang Yangming (1472-1529).

Scuola dello Han Learning: Hanxue 漢學
Scuola di pensiero della dinastia Qing (1644-1911), che esaltava la filologia a scapito della filosofia, e quindi era opposta alla Scuola del Song Learning (Songxue 宋學), che invece sosteneva il primato della filosofia (da intendersi come filosofia neoconfuciana, di Zhu Xi o di Wang Yangming).

Scuola del Principio: (lixue 理學)
Una delle due principali scuole di pensiero del neoconfucianesimo (il confucianesimo delle dinastie Song/Ming); l’altra è la Scuola della Mente. Il suo più illustre esponente è stato Zhu Xi (1130-1200). Questa scuola dà priorità alla ricerca e allo studio, mentre la Scuola della Mente dà maggiore importanza ad “onorare la natura virtuosa,”(zun dexing) e cioè dà più peso ai valori morali che a quelli intellettuali.

Scuola del Song Learning宋學Songxue
Cf. Scuola dello Han Learning.

Shang shu 尚書
Libro dei Documenti (uno dei 5 Classici).

Shendu 慎獨
Fare attenzione alla propria condotta quando si è da soli.

Sheng: (聖)
Per i confuciani, è l’ideale morale supremo che l’uomo possa raggiungere.

Sheng sheng bu yi生生不已
Cf. Generare Incessante.

Shi 事
Avvenimenti.

Shifei: (是非)
Giusto o non giusto (vale a dire: moralmente buono 是 o cattivo 非).

Shijian: (實踐)
Praticare (le norme morali). Nella mentalità confuciana, la pratica degli imperativi morali è essenziale per conoscere l’io morale, la natura, il dao.

Shu 恕
Reciprocità

Shuyuan: (書院)
Tipo di scuola, accademia, collegio tipico della tradizione neoconfuciana.

Siduan 四端
I quattro inizi (i 4 germogli) della natura umana buona secondo Mencio.

Song Learning:
Cf. Scuola del Song Learning.

Sostanza e Funzione: (ti 體 e yong 用)
Binomio proveniente da Wang Bi (226-249). Si riferisce a due stati cosmici, quello latente (ti) e quello manifesto (yong). Il buddista Seng Chao 僧肇 (384-414) descrive il cosmo in termini di xin (mente), per indicare ti, che è l’interno (nei 内), e di yong, l’esterno (wai 外), cioè le manifestazioni della Mente. Per mezzo della trance meditativa (samadhi), uno può raggiungere l’unione con la Mente e così acquisire la saggezza (prajnã). Il buddismo Tiantai vede l’Assoluto come ti e le sue manifestazioni come yong. Nei pensatori delle dinastie Song e Ming la dicotomia ti/yong a volte mantiene i suoi significati metafisici ereditati dal neodaoismo e dal buddismo; talvolta invece assume un significato più semplice, cioè di “essenziale” o “base” o “teoria” (ti) contrapposto a “funzione,” “applicazione” o “pratica”(yong). Wang Yangming segue quest’ultimo uso dei pensatori Song/Ming, ma più spesso adopera i due termini nei loro significati metafisici. Egli parla spesso di ti/yong in termini rispettivamente di benti 本體e gongfu 工夫.

Tai he 太和
Grande armonia.

Taiji 太極
Grande Ultimo (Great Ultimate). Concetto che ha origine dal Libro dei mutamenti e da Laozi, e in entrambi questi libri indica il principio cosmico da cui tutte le cose hanno origine. Per Zhou Dunyi – considerato il fondatore della tradizione neoconfuciana - Taiji indica la fonte e il principio di tutto l’essere e di tutta la bontà, il fondamento dell’essere, l’Uno dietro ai tanti, la pienezza del li (理 principio). In quanto tale, esso è una specie di principio cosmico. Zhu Xi l’identifica con il principio celeste (Tianli 天理) dei fratelli Cheng, la personificazione di tutta la verità, sapienza e virtù. In questo modo lui interiorizza il Taiji di Zhou Dunyi, descrivendolo come immanente non soltanto nella totalità del cosmo, ma anche in ciascun essere singolo. Wang Yangming usa molto raramente questo termine, e di solito nel significato di fonte e principio della bontà morale.

Tang Junyi 唐君毅
Nuovo confuciano della seconda generazione (1909-1978)

Ti 體
Corpo, sostanza, realtà essenziale.

Ti Yong 體用
Cf. Sostanza e Funzione.

Ti yong bu er: (體用不二)
Lett. “sostanza e funzione non sono due cose distinte.” Frase usata da Xiong Shili come concentrato della sua visione filosofica (la sostanza originale e le sue manifestazioni sono un tutt’uno).

Tian: (天)
Cf. Cielo.

Tiandao
La Via del Cielo.

Tianli: (天理)
Principio celeste. Cf. renyu.

Tianming: (天命)
Il decreto del Cielo. Cf. Ming.

Tian ren heyi: (天人合一)
Unione di Cielo e uomo.

Tiantai zong 天臺宗
La scuola buddista Tiantai.

Tianxing 天性
La propria natura.

Tianzi 天子
L’imperatore (figlio del Cielo).

Tiren 體認
Esperienza intima e profonda.

Tiyan 體驗
Esperienza intima e profonda.

Tre legami: (三綱) sangang
Delle cinque relazioni, le tre più fondamentali, costitutive della compagine sociale (sovrano/suddito; padre/figlio; marito/moglie), e le relative obbligazioni morali.

Tre principi: (san min zhuyi三民主義)
La dottrina politica di Sun Zhongsan (Sun Yat-sen), basata sui principi del nazionalismo (indipendenza politica della Cina), democrazia e socialismo.

Tu Wei-Ming
Cf. Du Weiming

Wai wang 外王
Re all’esterno (q.v.)

Wang: (王)
Re, contrapposto a ba (tiranno).

Wuchang: (五常)
Le cinque virtù assolute, corrispondenti alle cinque relazioni.

Wuji: (無極)
Stato cosmologico precedente al Taiji (supremo ultimo); categoria dell’essere.

Wulun: 五 倫
Cf. Cinque relazioni.

Xi 翕
Chiusura (opposto di Pi).

Xi xue 西學
Cultura occidentale, sapere occidentale.

Xian: (賢)
Persona virtuosa. È un grado sotto a sheng (q.v.).

Xiao cheng小乘
Buddismo Hinayana (Piccolo veicolo).

Xin: 心
Cuore, oppure mente. Meglio ancora dire mente-cuore. (Cf. Io morale).

Xin wai wu wu 心外無物
Non c’è alcuna cosa (alcun principio etico) al di fuori della mente (una frase di Wang Yangming).

Xinxue
Cf. Scuola della Mente.

Xing:
Cf. Natura.

Xinxing zhi xue: (心性之學)
La dottrina della mente e della natura, scopo di tutta la ricerca filosofica neoconfuciana.

Xinzhai: (心齋)
Nella filosofia di Zhuangzi: il digiuno della mente, cioè l’eliminazione dei desideri corporei, per evitare che rendano schiava la mente. Assieme a zuowang, è una delle due condizioni necessarie per attingere all’esperienza del dao.

Xiong Shili 熊十力
Nuovo confuciano della prima generazione (1885-1968).

Xiu shen: (修身)
Coltivazione morale della persona; il processo di miglioramento (morale e spirituale) della propria persona.

Xixin: (習心)
Cf. benxin.

Xue’an: (學案)
Libro che raccoglie i dati di una ricerca di studio o di una scuola (o di varie scuole). Famoso è il Ming ru xue’an (明儒學案) di Huang Zongxi (1610-1695), una presentazione dell’attività delle varie scuole filosofiche del periodo Ming (1365-1644).

Xu Fuguan 徐復觀
Nuovo confuciano della seconda generazione (1903-1982).

Yang: (陽)
Secondo il Libro dei mutamenti, uno dei due componenti fondamentali del dao (insieme a yin 陰) che si alternano nel processo del divenire cosmico.

Yijing 易經
Libro dei Mutamenti (uno dei 5 Classici).

Yi 義
Rettitudine.

Yi 易
Mutamenti, divenire cosmico.

Yili: (義理)
Rettitudine (yi) e principio (li). Nel gergo neoconfuciano si usa come abbreviazione di yili zhi xue義理之學, cioè studio della rettitudine e del principio (learning of righteousness and principle), che è sinonimo di “filosofia” (che per i neoconfuciani è una visione d’insieme di metafisica-cosmologia [li理] ed etica [yi義]).

Yin 陰
Secondo il Libro dei mutamenti, uno dei due componenti fondamentali del dao, insieme a yang陽.

Yinyuanfa: (因緣法)
Nel buddismo: la dottrina delle cause.

Yong 用
L'opposto di ti (cf. Ti)

Youhuan yishi憂患意識
Senso di apprensione o ansietà.

You jiao wu lei 有教無類
L’educazione non conosce classi (tutti hanno diritto ad imparare)

Yu Yingshi 於英時
Nuovo confuciano della terza generazione (1930 - ).

Yuan jiao 圓教
La perfetta dottrina.

Zhang Junmai張君勱
Nuovo confuciano della prima generazione (1886-1969)

Zheng: (政)
L’organizzazione politica (regime) di un paese, distinta da zhi (治), l’apparato burocratico statale.

Zhenshi: (貞士)
Gli uomini virtuosi, secondo la divisione dei personaggi della storia, fatta da Wang Chuanshan, in due categorie (cf. luanshi).

Zheng tong 正統
Ortodosso.

Zhi: (治)
Sistema burocratico amministrativo, che insieme al regime politico (zheng) forma la compagine statale.

Zhi 執
Ossessione, pregiudizio.

Zhijue: (直覺)
Cf. intuizione.

Zhi de zhijue 智的直覺
Intuizione trascendentale (Mou Zongsan).

Zhishan: (至善)
Il bene supremo nella tradizione confuciana, dalle frasi iniziali del classico Daxue大學(Great Learning). Mou Zongsan lo chiama yuanshan (圓善).

Zhong 中
Il mezzo, il centro. Nel linguaggio etico neoconfuciano indica lo stato di equilibrio dei sentimenti prima che vengano attivati. (cf. he)

Zhongxue 中學
Cultura cinese, sapere cinese.

Zhongxue wei ti, xixue wei yong: (中學為體, 西學為用
Lett.:”Cultura cinese come sostanza e cultura occidentale come funzione.” Slogan lanciato dallo statista Zhang Zhidong 張知洞 nella seconda metà del sec. XIX, per dire che si dovevano imparare dall’occidente la tecnologia e le scienze esatte, mantenendo la cultura cinese tradizionale come base della vita sociale.

Zhongyong: (中庸)
Classico confuciano, la Dottrina del Giusto Mezzo, (in inglese Doctrine of the Mean), tradotto da Du Weiming con Centrality and Commonality. È uno dei Quattro Libri (si shu 四書).

Zhou Li 周禮
I riti della dinastia Zhou (1066-221 Av.C)

Zhutixing 主體性
Soggettività

Ziran 自然
Naturale, naturalezza.

Zi wo 自我
Io personale

Zi wo kanxian 自我坎陷
Autonegazione dell’io morale (in Mou Zongsan).

Zun dexing (尊德性)
Cf. Dao wenxue.

Zuowang: (坐忘)
Nella filosofia di Zhuangzi, “sedere nell’oblio”, cioè la sospensione dell’attività di giudizio. Cf. xinzhai.

domenica 28 giugno 2009

History of Confucianism (a brief outline)



HISTORY OF CONFUCIANISM
(a brief outline)


By Umberto Bresciani

Introduction:

1. Enormous task (like presenting the history of Christianity from the beginning to the present).

2. Name problem: - in Chinese there is no such word "Confucianism". (Ruism?)
- Confucius was not the founder of Confucianism.

3. Misconceptions:
- a thought system created by Confucius.
- associated with the imperial system (authoritarian in politics and family life).
- state religion since Han times.
- oppressive moral rules (foot binding of women, remarriage forbidden, etc.).
- atheistic and materialistic world-view, ignores the afterlife.
- backward looking, stuffy, fossilized (nothing changed for over 2000 years).
- obsolete, belonging to the past.

4. Now many more materials in Western languages than before. Hundreds of good books.
A classic history & anthology: Wing-tsit Chan (Chen Rongjie), A Source Book in Chinese Philosophy (Princeton U. P., 1963).
Excellent general histories: John Berthrong, Transformations of the Confucian Way (Westview, 1998); Xinzhong Yao, An Introduction to Confucianism (Cambridge U.P., 2000).
Many specialized works by Chen Rongjie (Wing-Tsit Chan), William Theodore de Bary, A. C. Graham, D.C. Lau, Benjamin Schwartz, David Hall & Roger Ames, Donald Munro, David Nivison, Du Weiming (Tu Wei-ming), Liou Shu-Hsien (Liu Shuxian), Cheng Zhongying (Cheng Chung-Ying), Julia Ching, Rodney Taylor, John Berthrong, Philip Ivanhoe, Bryan Van Norden, Mary Elizabeth Tucker, etc.
Recent important additions: Encyclopedia of Chinese Philosophy (Routledge, 2003); Confucian Spirituality (2 vols, edited by Tu Weiming and Mary Evelyn Tucker, The Crossroads, NY, 2004).


5. How to subdivide it?

- Two periods?

- Three periods?

- Six periods?





HIST. OF CONFUCIANISM
(a brief outline)
Page 2

I. Ancient (or classic) Confucianism (Pre-Qin)

A. The Five Classics:

* Book of Changes (metaphysics): divinatory art, cosmology & ontology: complementary & conflicting vital energies (yin yang) in constant interaction.
* Book of Documents (politics): mandate of heaven, ethical foundation for a humane government (government by virtue dezhi).
* Book of Poetry (poetry): expression of feelings, political & allegoric usage.
* Book of Rites (social rules, laws): concept of Li, rectification of names.
* Spring & Autumn Annals (history): first private history, moral judgment.




B. Confucius (551- 479):



- Life
- A creator and a transmitter
- The first teacher
- The Sage
- The uncrowned king.
- The Analects. (Rectification of names; the junzi; the Mean; the Way of Heaven; concept of Ren (conscientiousness and altruism)



C. Mencius (371-289 BCE?)






- Life
- Human nature is good!! (“If a child is falling into a well...”).
- If one “develops his mind to the utmost,” he can “serve Heaven” and “fulfill his destiny.”
- Evil is not inborn, but due to man’s own failures and his inability to avoid evil external influences.
- Serious efforts must be made to recover our original nature. (The four sprouts, in need of nurturing).
- The purpose of learning is none other than “to seek for the lost mind.”
- Virtue is above everything else.
- “Everybody can become Yao and Shun.”
- Government for the people (democratically oriented; tyrannicide allowed).

D. Xunzi (298-238)


- Life (teacher of the legalists Hanfeizi and Li Si).
- “Human nature is evil;” it needs re-formation.
- Possibility of education; centrality of cultivation (like a ceramist...).
- Civilizing effect of rituals.
- Ritual practices are artificial, accumulated by the Sages.
- Heaven = Nature.


HIST. OF CONFUCIANISM
(a brief outline)
Page 3

II. Han Confucianism

A. Confucianization of Han politics.
- Clear separation of court & government (led by a scholarly prime minister).
- Recommendation & selection.
- Family-centered social structure.
- Agriculture-based economy.
- Educational network & judiciary (foremost the Rites).
- Han Wudi (141-87 BCE), legalist despot, declares state sponsorship for the study of the Classics. (124 BCE: Established an official university with 5 departments. By the end of the Han, 30,000 students).
- In 58 AD, all government schools make sacrifices to Confucius.

B. Correlative thinking: Yin-yang, wuxing (five agents)
- Correspondence between man and nature: every moral action has a cosmic consequence; portents are celestial signs (a deterrent to despotic monarchs).
- Dong Zhongshu (179-104 BCE) & New Text.

C. Sima Qian, the Grand Historian (died 85 BCE).

D. Old Text School (Yang Xiong 53 BCE-18 AD), more rational and moralistic.

E. Enormous amount of textual research on the Classics. (Many famous exegetes) In 175 AD, approved the official text of the Classics and carved in stone in Chang’an (Xi’an).


III. From Wei-Chin (220-420) to Tang (618-907)

A. Breakdown of the Han Empire; barbarian invasions, upsurge of Neo-Daoism and spread of Buddhism.

B. Confucianism did not disappear: political and social and ethical organization, Confucius honored (the Sage); the Classics remain the foundation of all literate culture, sophisticated commentaries.

C. Mysterious learning (xuanxue) brings to the fore the Zhongyong and the Yizhuan.

D. Wang Bi (226-249), Daoist thinker, praises Confucius.

E. Li Ao (died 844 AD) and “Returning to Nature;" Han Yu (768-824) anti-Buddhist starts the daotong issue; Liu Zongyuan (773-819): search for the principles of the Classics (instead of textual investigations), Confucianism requires political involvement, to apply its doctrines to the country.


HIST. OF CONFUCIANISM
(a brief outline)
Page 4

IV. Song & Ming Confucianism (960-1644)

A) The Song: weak, but cultural splendor; commercial revolution; China excelled in everything, incl. science; democratization of education; full implementation of the examination system (produced the gentry, a new social class noted for its literary proficiency, social consciousness, and political participation).
Fan Zhongyan (989-1052); Ouyang Xiu (1007-1072); Wang Anshi (1021-1086): Old Text (Institutes of Zhou); Sima Guang (1018-1086).

B) The Daoxue (or School of Principle lixue):

1) Zhou Dunyi (1017-1073): the taiji, relationship between the great transformation and moral development of the person.
2) Shao Yung (1011-1077): study of numbers in order to understand the principles that rule the world.
3) Zhang Zai (1020-1077): doctrine of qi (vital energy). Western Inscription. “Li is one and its manifestations are many.”
4) Cheng Hao 1032-1085: Ren defined as “forming one body with all things.” Presence of the Heavenly Principle (tianli) in all things as well as in human nature enables the human mind to purify itself in a spirit of reverence (jing).
5) Cheng Yi 1033-1107): “Self-cultivation requires reverence; the extension of knowledge consists in the investigation of things.”
6) Zhu Xi (1130-1200). His syntesis dominated China from 1313 to 1905:
- Exegesis & the 4 books: Analects, Mencius, Daxue (eight steps), Zhongyong (“What Heaven imparts to men is called human nature. To follow our nature is called the Way (Dao). Cultivating the Way is called education).”
- System of thought: Learning of Principle (taiji, li, qi, xing, gewu, ren).
- Twofold method of study (reverence & extensive knowledge).
- White Deer Grotto Academy in Jiangxi.
- Recasting of family rituals.

C. School of Mind (xinxue): Founder: Lu Xiangshan (1139-1193): conscience ahead of the Classics. Major expounder: Wang Yangming (1472-1529):
1) Fascinating personality.
2) “Mind is principle” (xin ji li).
3) Unity of knowledge and action (zhi xing heyi).
4) Extension of innate knowledge (zhi liangzhi)

D. Korean & Japanese Confucianism.




HIST. OF CONFUCIANISM
(a brief outline)
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V. Qing Confucianism (1644-1911)
The Qing as champions of Confucian orthodoxy. Thorough inquisition of thought.

A. School of Principle & School of Mind

B. School of Evidential Research (Gu Yanwu 1613-1682, Dai Zhen 1724-1777).

C. Wang Fuzhi (1619-1692)

D. Zhang Xuecheng (1738-1801)

E. New Text School (Kang Youwei, Tan Sitong, Liang Qichao)
- political
- eschatological

VI. Contemporary Confucianism

A. Old-style Confucians (Chen Lifu, Chen Daqi)

B. New Confucian Movement (After May Fourth Movement of 1919)

1. Liang Shuming & Zhang Junmai
- Eastern & Western Cultures & Their Philosophies.(1921)
- Science vs. Philosophy debate. (1923)

2. Xiong Shili (1885-1968): From Buddhism to Confucianism. (The New Consciousness-Only)

3. Feng Youlan (1895-1990) and his New Philosophy of Principle.

4. He Lin (1902-1992) and his New Philosophy of Mind.

5. The Manifesto of 1958 (12 points).

6. Mou Zongsan (1909-1995) in dialogue with Kant; Tang Junyi (1909-1978) and Hegel; Xu Fuguan (1903-1982), scholar and journalist.

7. Fang Dongmei (1899-1977): a philosophy of comprehensive harmony.

8. The third generation (Du Weiming, Liu Shuxian, Cheng Zhongying, Yu Yingshi, Julia Qing, etc.)

9. Boston Confucianism (Robert Neville, John Berthrong, Philip Ivanhoe, etc.)